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Ernia cervicale, diagnosi e cura

ERNIA CERVICALE CURE

L’obiettivo primario nello studio della terapia ideale è il controllo dell’infiammazione e dunque del dolore. Dal punto di vista farmacologico gli antinfiammatori non steroidei (FANS) sono la scelta di preferenza, vista anche la discreta azione analgesica. In seconda battuta, per aumentarne l’efficacia, vengono associati cortisonici ed antidolorifici, mentre se è presente anche spasmo muscolare l’uso di miorilassanti si rivela efficace.

Terapie meccaniche come l’uso di un collare o trazioni fisioterapiche possono alleviare il dolore da irritazione dovuta a sfregamento dei segmenti ossei sui canali nervosi.
La laser terapia e la ionoforesi rappresentano anch’esse una buona terapia conservativa per allontanare cronologicamente l’intervento.

INTERVENTO CHIRURGICO PER L’ERNIA CERVICALE

Se la terapia fisioterapica e farmacologica non alleviano i sintomi e persiste o compare anche un deficit motorio, l’indicazione è necessariamente l’intervento chirurgico.
L’obiettivo della chirurgia dell’ernia cervicale è di rimuovere il disco e le eventuali formazioni ossee che in modo da decomprimere le strutture nervose senza trauma e garantire la stabilità della colonna cervicale.

L’accesso alla colonna cervicale avviene anteriormente con la testa del paziente iperestesa (con un rialzo sotto alle spalle) e ruotata. Il disco intervertebrale viene quindi rimosso e nello spazio discale viene posizionato una sorta di gabbietta (in carbonio, titanio o altro materiale inerte) chiamata “cage”. In altre parole, il disco degenerato viene sostituito e viene indotta la fusione delle vertebre contigue all’ernia. Per far sì che i corpi vertebrali contigui possano fondersi con la struttura protesica, vengono inseriti al suo interno dei frammenti di tessuto osseo del paziente stesso.
Dopo l’intervento il paziente può essere dimesso in seconda o terza giornata e mobilizzato da subito. Un esame radiologico della zona confermerà la riuscita dell’intervento e il paziente dovrà portare per un mese circa un collare.

La percentuale di successo di questa tipologia d’intervento è alta, poiché l’accesso atraumatico consente una decompressione ottimale delle strutture nervose e degli eventuali osteofiti, risolvendo il quadro iniziale di cervicobrachialgia.

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